Archivio dell'autore: martaerba

Nativi americani

Cerchi sacri, rituali di purificazione quotidiana, ricerca attiva di visioni, danze per celebrare la nascita, la missione del “buffone”: che cosa ci insegna la cultura dei nativi americani.

alce nero“Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone… E posso vedere che con loro morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno”.

Difficile oggi capire a che sogno alludesse Alce Nero, leader spirituale dei Sioux Lakota, nella sua lunga testimonianza raccolta dall’antropologo John Neihardt nel 1930 (pubblicata in Italia da Adelphi con il titolo Alce Nero parla). Difficile capirlo perché l’incontro tra nativi e nuovi arrivati, seguito alla scoperta dell’America e culminato con le guerre indiane, è andato tutto a scapito dei primi. Le loro tradizioni e il loro modo di vivere e di concepire il mondo sono andati in gran parte perduti, o sono stati rivisitati a uso e consumo degli occidentali. Ma gli “indiani” (così furono battezzati da Colombo, convinto di essere giunto nelle Indie) poco o nulla hanno a che vedere con la loro parodia, diffusa da innumerevoli film e fumetti e ormai radicata nel nostro immaginario.

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Intervista a Vittorio Gallese

Dalla simulazione incarnata alla neuroestetica. Le ricerche di Vittorio Gallese a vent’anni dalla scoperta dei neuroni specchio.

vittorio galleseAgli inizi degli anni ’90 un gruppo di ricercatori di Parma fece una scoperta che ebbe risonanza in tutto il mondo: mentre studiavano la corteccia motoria dei macachi, scoprirono che c’erano neuroni che si attivavano sia quando le scimmie compivano un’azione (come afferrare un oggetto) sia quando la vedevano eseguire da qualcun altro. Battezzarono quelle cellule “neuroni specchio”, inaugurando per le neuroscienze una nuova era (celebre fu la dichiarazione dello scienziato Vilayanur Ramachandran, che ebbe a dire: “I neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il DNA è stato per la biologia”). Del team faceva parte anche Vittorio Gallese, forse il più versatile tra gli studiosi del gruppo parmense, che ha esplorato anche campi apparentemente lontani dalle neuroscienze, come l’arte e la psicologia.
Ecco che cosa mi ha detto durante una recente intervista.  Continua a leggere

La mente orientale

Mente orientale e mente occidentale sono diverse? La disciplina emergente delle “neuroscienze culturali” cerca di capire come la cultura di appartenenza condizioni lo sviluppo del cervello

 

mente orientale sararicciardelliChiariamo subito: non esiste una mente orientale e una occidentale. La mente è una sola. A essere diverse (sempre meno, tuttavia, a causa delle contaminazioni reciproche) sono la cultura orientale e quella occidentale, che possono influenzare lo sviluppo del cervello, notoriamente “plastico”.  Continua a leggere

La mindfulness

La “mindfulness meditation” (letteralmente “meditazione di consapevolezza”) è un programma che aiuta a gestire meglio la sofferenza fisica e psicologica.

mindfulnessQuando stanno male, gli occidentali soffrono più degli orientali: tendono ad autoaccusarsi e a rimuginare, alimentando così l’ansia e la depressione. Inoltre sono sempre preoccupati per quello che potrebbero perdere e insoddisfatti per quello che non hanno. Insomma: in Occidente, siamo nemici di noi stessi invece che nostri alleati.
Lo aveva capito, negli anni ’70, Jon Kabat-Zinn, biologo molecolare al MIT di Cambridge (Massachusetts). Era l’epoca della New Age, e la passione per l’Oriente aveva contagiato America ed Europa. Una moda passeggera, dicevano i colleghi diffidenti. Ma Kabat-Zinn non la pensava così: in particolare era colpito da alcune pratiche di meditazione buddista che sembravano facilitare il distacco dalle cose terrene, liberando dalla sofferenza.
Invece che considerare la spiritualità orientale incompatibile con la scienza occidentale, prese i concetti fondamentali del buddismo, ne riformulò il linguaggio religioso e costruì un protocollo terapeutico che chiamò “Mindfulness-Based Stress Reduction” (riduzione dello stress basata sulla consapevolezza). Introdusse quindi il protocollo in un ospedale del Massachusetts e ne verificò l’efficacia con un trial clinico e i criteri della Evidence Based Medicine. Era il 1979, e i risultati di quella felice integrazione tra oriente e occidente si apprezzano oggi con l’affermazione della “mindfulness”, una delle pratiche di origine orientale che gode di maggior credibilità nel mondo occidentale. Continua a leggere

Cari paradossi

Ci sconcertano ma al contempo ci rivelano la verità: ecco perché amiamo i paradossi. Ci avvicinano a quella che è la nostra vera natura, fatta di ambivalenze e contraddizioni. 

escherL’uomo è un animale razionale? Rispetto a quella di Aristotele, desta meno problemi la definizione di Platone, che si limitava a dire che “l’uomo è un bipede implume”. Che l’agire dell’uomo sia improntato alla razionalità è invece un’affermazione ben più azzardata, messa in discussione da generazioni di psicologi, e ultimamente anche da neuroscienziati. I tipici comportamenti umani sembrano troppo spesso pieni di contraddizioni, e più vicini ai paradossi (intesi come coesistenza di realtà opposte e apparentemente inconciliabili) che alla logica.
Secondo Anna Freud (figlia di Sigmund), la razionalità è più spesso usata per giustificare i propri comportamenti (per nulla razionali) piuttosto che per guidarli: la psicoanalista sosteneva infatti che la “razionalizzazione” fosse un meccanismo di difesa evoluto, adottato per renderci accettabili atteggiamenti, idee e sentimenti di cui non siamo in grado di riconoscere (o non vogliamo accettare) le reali motivazioni. Le neuroscienze (dal fenomeno dello split brain alle più recenti indagini sulla coscienza) hanno in parte confermato questa teoria. Insomma, la razionalità con il comportamento umano c’entra poco. Per parafrasare Aristotele, appare più corretto affermare che “l’uomo è un animale paradossale”.

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Dieci modi per convincere

La chiamano l’arte della persuasione. Per convincere i nostri interlocutori ad adottare la nostra posizione, insistere è la strada sbagliata. Serve pazienza e qualche accortezza psicologica.

convincereDiscussioni logoranti che portano a un nulla di fatto e a un grande senso di frustrazione: finiscono spesso così i tentativi di convincere qualcuno ad adottare il nostro punto di vista. Alcuni dei nostri interlocutori, anzi, sembrano totalmente impermeabili alla logica e alla razionalità.
Semplificando 
potremmo raggruppare i più “capatosta” in queste quattro categorie:
– I dogmatici. Partono da princìpi indiscutibili, di solito “verità di fede”, ed entrano in collisione con un’idea, anche se scientificamente dimostrata, se questa mette in discussione i loro assiomi.
– I complottisti. Per stabilire dove stia la verità individuano chi si avvantaggia in una determinata situazione: è la prova necessaria e sufficiente che costoro (che siano i politici, le case farmaceutiche, le multinazionali…) ne siano i responsabili. I complottisti hanno difficoltà a tollerare la complessità e le casualità che governano la vita. Sono particolarmente difficili da convincere perché, dal loro punto di vista, si muovono sui binari della razionalità.
– I tradizionalisti. Sposano un’idea perché è quella della maggioranza, o perché hanno sempre pensato che fosse così. Sono intellettualmente pigri, abitudinari anche nella vita e diffidano di qualsiasi novità.
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I “bulli”: vi ricordate di Fonzie, il personaggio del telefilm Happy days che non riusciva mai a dire “ho sbagliato”? Alcune persone si impuntano su una tesi solo perché ormai si sono pronunciate in tal senso, e ammettere di avere torto sarebbe una sconfitta personale. Per loro è più importante non perdere la faccia che stabilire quale sia la verità.
Quali sono, dunque, i trucchi per far cambiare idea anche al più irremovibile tra i nostri interlocutori?
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Il narcisismo

Disturbo di personalità o epidemia globale? Che cos’è davvero il narcisismo, termine entrato nell’uso quotidiano ma il cui reale significato quasi nessuno conosce.

narcisismo sricciardelli martaerba.itNarcisi lo siamo un po’ tutti. La differenza è che il fanciullo del mito si rifletteva in uno specchio d’acqua, noi nel display dello smartphone, tra un selfie e l’altro. Ci si scherza, ma la selfie-mania è solo la punta dell’iceberg dell’epidemia di narcisismo che sta contagiando il mondo: tutti ci teniamo a fare una buona impressione sugli altri, tutti spendiamo soldi ed energie per essere belli e apparire più giovani, tutti ci illuminiamo per ogni “mi piace” aggiunto ai nostri post su facebook o twitter. Ma allora, viene spontaneo domandarsi: se narcisisti lo siamo un po’ tutti… ha ancora senso considerare il narcisismo una patologia?

 

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Gli obiettivi della psicoterapia

psicoterapia

Un fotogramma dalla serie In treatment

La psicoterapia è la cura del disagio psichico. In genere si rivolge a uno psicoterapeuta chi si trova in una situazione di sofferenza emotiva da cui non riesce a uscire. Talvolta conosce le ragioni del suo malessere, ma spesso gli sfuggono: sta male, è insoddisfatto della propria vita, ma non sa bene perché. La psicoterapia può aiutare a ristabilire un equilibrio e a intraprendere un percorso di cambiamento.

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Il copione di vita

Il copione è uno strumento usato in Analisi Transazionale per comprendere l’origine di comportamenti ripetitivi e disfunzionali di cui spesso non siamo consapevoli.

sara ricciardelli copione martaerba.itProprio come nei film, ciascuno di noi nella vita recita – in genere inconsapevolmente – un proprio copione.
Secondo Eric Berne, il copione si basa su decisioni prese per lo più da bambini. Sulla base di quello che avviene nei nostri primi anni di vita, o che dicono o fanno i nostri genitori, elaboriamo alcune convinzioni su di noi, sugli altri e sul mondo circostante che permangono tutta la vita, a meno che non intervengano fattori a modificarle.

In pratica, elaborando un proprio copione, ciascuno di noi da bambino programma il corso della sua vita successiva, compreso il tipo di relazione che allaccerà con gli altri, gli obiettivi che si porrà e i sentimenti che i vari eventi gli susciteranno. Il copione determina cioè il corso dell’esistenza, le crisi, le decisioni future.

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