Intervista a Duccio Demetrio

Secondo il filosofo Duccio Demetrio, il modo migliore per affrontare periodi di confusione e di stasi è scrivere: aiuta a sbloccarsi e porta nuova linfa al proprio cammino

Filosofo e scrittore, Duccio Demetrio è il direttore scientifico della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, da lui fondata nel 1998, e dell’Accademia del silenzio. Le sue ricerche, insieme ai corsi che tiene in varie parti di Italia, promuovono la scrittura di sé, allo scopo di sviluppare il pensiero interiore e autoanalitico, e come pratica filosofica e terapeutica.
Già centinaia di persone si sono recate ad Anghiari (un borgo della provincia di Arezzo, considerato tra i più belli d’Italia) per ritrovare la voglia di occuparsi di sé, ma anche per scoprire le storie degli altri. Continua a leggere

La psicoterapia online

Si può curare un disagio psichico collegandosi al computer? La ricerca dice che non ci sono controindicazioni alla psicoterapia online

Il lettino, si sa, è passato di moda: per curare le malattie della psiche oggi si preferisce sedersi di fronte al terapeuta. Negli ultimi anni, però, si sta affacciando una novità: sempre più spesso, invece che varcare la porta dello studio, si preferisce accendere il computer. E conversare con lo specialista attraverso lo schermo. Diffusissima negli Stati Uniti e in Nord Europa, la psicoterapia online è molto praticata anche nel nostro Paese. Ma… si può fare? E funziona? Il dibattito è acceso e a manifestare dubbi sono tanto gli specialisti quanto i pazienti. Continua a leggere

Le spinte

Sono i nostri punti di forza, e insieme i nostri punti deboli. Le “spinte” sono voci interne che ci guidano, così chiamate perché ci spingono a comportarci sempre in un certo modo.

C’è chi obbedisce alla spinta “sii forte!” e non ha mai momenti di debolezza, chi alla spinta “sbrigati!” ed è un campione di efficienza (ma non di precisione). Le spinte ci caratterizzano, ma  possono trasformarsi in trappole, poiché siamo portati a seguirle anche quando non ci conviene. Siamo infatti convinti – sbagliando – che obbedire a questi comandi interiori sia una condizione necessaria per essere apprezzati dagli altri.
Quante e quali sono queste spinte? Lo studioso Taibi Kahler ne ha identificate cinque. Tutti possiamo esserne condizionati, ma la maggior parte di noi ha una propria spinta preferenziale (di cui in genere non è consapevole). Vediamo quali sono, e impariamo a utilizzarle al meglio, senza diventarne schiavi.

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Le rimuginazioni ossessive

Nel tentativo di risolvere un dubbio, la mente ne crea un altro, e da questo ne nasce un altro ancora. Come nascono le rimuginazioni ossessive, e come uscirne.

rimuginazioniLo conoscete il “paradosso dell’orso polare”? Se qualcuno vi dice: “Nel prossimo minuto non pensare a un orso polare!”, voi non potrete fare a meno di visualizzare l’animale. È il meccanismo alla base delle rimuginazioni ossessive, pensieri ripetitivi e intrusivi di cui non ci si riesce a liberare. La difficoltà nasce proprio dal fatto che chi ha questi pensieri fa di tutto per resistervi, per sopprimerli, per cercare di cacciarli dalla sua mente. Questo sforzo continuo non solo è inutile, ma è la ragione per cui diventa impossibile smettere di rimuginare, e si finisce col sentirsi intrappolati in una battaglia senza fine. Continua a leggere

La teoria polivagale

Con la teoria polivagale, Stepehn Porges chiarisce il ruolo del sistema nervoso autonomo nei disturbi post-traumatici

teoria polivagaleIl cervello? Sopravvalutato. Tendiamo a pensare che la massa gelatinosa racchiusa nel nostro cranio sia una specie di burattinaio che muove i fili del resto del corpo. Invece anche il resto del corpo manovra il cervello con gli stessi fili. Come spiega  il neurofisiologo americano Stephen Porges, la comunicazione tra cervello e corpo è bidirezionale e reciproca. Attraverso il sistema nervoso autonomo, i nostri visceri (cuore, polmone, intestino…) controllano il nostro comportamento almeno quanto la nostra mente, se non di più.  È questo il succo della “teoria polivagale” che sta minando alle basi alcuni paradigmi della medicina.

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Il comune senso del pudore

Le origini del pudore, emozione squisitamente umana che si è evoluta nei nostri antenati probabilmente per proteggere la coppia.

pudoreSituazione 1: nel maggio 2015 quattro turisti occidentali si denudano sulla cima del monte sacro Kinabalu, in Malesia. Qualche giorno dopo vengono incarcerati: secondo le autorità del luogo il loro gesto avrebbe turbato gli spiriti e causato un violento terremoto.
Situazione 2: nel marzo del 1998 i servizi di sicurezza irrompono in un negozio di Palm Desert, in California, denunciano un probabile attacco terroristico a base di spore di antrace e intimano ai 200 clienti di spogliarsi per procedere alla decontaminazione. In tanti si rifiutano di denudarsi.
Si tratta di due vicende emblematiche: in entrambi i casi alcune persone hanno rischiato la vita, ma nel primo caso perché si sono spogliati senza vergogna, nel secondo perché hanno avuto vergogna di spogliarsi. Insomma: il senso del pudore, il naturale sentimento di vergogna per la propria nudità, è una faccenda molto più seria di quel che potrebbe sembrare.

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Saggezza orientale

Il pensiero orientale (così diverso dal nostro) prende origini dagli insegnamenti di quattro grandi personalità, vissute nello stesso periodo storico: Confucio, Buddha, Laozi e Sunzi.


Yin_yangCirca 2500 anni fa accadde qualcosa di straordinario: tra il VI e il III secolo a.C, un’epoca che il filosofo Karl Jaspers ha battezzato “periodo assiale”, in tutto il mondo gli uomini cominciarono a porsi domande radicali sull’esistenza. Lo fecero in Grecia filosofi come Eraclito, Socrate e Platone, ponendo le basi della cultura occidentale. Lo fecero in Cina pensatori altrettanto brillanti, che alle stesse domande diedero però risposte diverse, sviluppando un altro modo di vedere il mondo. Tre nomi su tutti: Confucio, Laozi e Sunzi. Il pensiero orientale ha le sue radici nella commistione tra la dottrina morale del primo, la religione fondata dal secondo (il daoismo) e le strategie comportamentali suggerite dal terzo (nel celebre trattato
L’arte della guerra). Ma anche dalle intuizioni di un principe indiano che, nello stesso periodo chiave della storia dell’umanità, si dedicava alla meditazione: si chiamava Siddhārtha Gautama, ed è oggi meglio conosciuto come il Buddha, l’illuminato. Continua a leggere

Il triangolo drammatico

Vittima, Salvatore o Persecutore? Il triangolo drammatico aiuta a comprendere come nasce e si sviluppa una relazione “non autentica”.

triangolo drammaticoVi trovate in una relazione (con un partner, un parente, un amico, un collega…) caratterizzata da continui litigi e ripicche, o semplicemente provate la sensazione che ci sia qualcosa di “sbagliato” e profondamente insoddisfacente? Uno strumento che può essere utile ad analizzarla e a trovare il modo di risolverla è il triangolo drammatico, ideato da Stephen Karpman (allievo di Eric Berne, il fondatore dell’Analisi transazionale). Si tratta di un triangolo rovesciato ai cui vertici si trovano i tre possibili ruoli ricoperti dai due membri della relazione: Salvatore, Persecutore o Vittima. Secondo Karpman il “dramma” si consuma quando qualcuno passa da un ruolo a un altro, costringendo il proprio interlocutore a fare altrettanto.
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Nativi americani

Cerchi sacri, rituali di purificazione quotidiana, ricerca attiva di visioni, danze per celebrare la nascita, la missione del “buffone”: che cosa ci insegna la cultura dei nativi americani.

alce nero“Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone… E posso vedere che con loro morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno”.

Difficile oggi capire a che sogno alludesse Alce Nero, leader spirituale dei Sioux Lakota, nella sua lunga testimonianza raccolta dall’antropologo John Neihardt nel 1930 (pubblicata in Italia da Adelphi con il titolo Alce Nero parla). Difficile capirlo perché l’incontro tra nativi e nuovi arrivati, seguito alla scoperta dell’America e culminato con le guerre indiane, è andato tutto a scapito dei primi. Le loro tradizioni e il loro modo di vivere e di concepire il mondo sono andati in gran parte perduti, o sono stati rivisitati a uso e consumo degli occidentali. Ma gli “indiani” (così furono battezzati da Colombo, convinto di essere giunto nelle Indie) poco o nulla hanno a che vedere con la loro parodia, diffusa da innumerevoli film e fumetti e ormai radicata nel nostro immaginario.

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