La mindfulness

La “mindfulness meditation” (letteralmente “meditazione di consapevolezza”) è un programma che aiuta a gestire meglio la sofferenza fisica e psicologica.

mindfulnessQuando stanno male, gli occidentali soffrono più degli orientali: tendono ad autoaccusarsi e a rimuginare, alimentando così l’ansia e la depressione. Inoltre sono sempre preoccupati per quello che potrebbero perdere e insoddisfatti per quello che non hanno. Insomma: in Occidente, siamo nemici di noi stessi invece che nostri alleati.
Lo aveva capito, negli anni ’70, Jon Kabat-Zinn, biologo molecolare al MIT di Cambridge (Massachusetts). Era l’epoca della New Age, e la passione per l’Oriente aveva contagiato America ed Europa. Una moda passeggera, dicevano i colleghi diffidenti. Ma Kabat-Zinn non la pensava così: in particolare era colpito da alcune pratiche di meditazione buddista che sembravano facilitare il distacco dalle cose terrene, liberando dalla sofferenza.
Invece che considerare la spiritualità orientale incompatibile con la scienza occidentale, prese i concetti fondamentali del buddismo, ne riformulò il linguaggio religioso e costruì un protocollo terapeutico che chiamò “Mindfulness-Based Stress Reduction” (riduzione dello stress basata sulla consapevolezza). Introdusse quindi il protocollo in un ospedale del Massachusetts e ne verificò l’efficacia con un trial clinico e i criteri della Evidence Based Medicine. Era il 1979, e i risultati di quella felice integrazione tra oriente e occidente si apprezzano oggi con l’affermazione della “mindfulness”, una delle pratiche di origine orientale che gode di maggior credibilità nel mondo occidentale. Continua a leggere

Le spinte

Sono i nostri punti di forza, e insieme i nostri punti deboli. Le “spinte” sono voci interne che ci guidano, così chiamate perché ci spingono a comportarci sempre in un certo modo.

C’è chi obbedisce alla spinta “sii forte!” e non ha mai momenti di debolezza, chi alla spinta “sbrigati!” ed è un campione di efficienza (ma non di precisione). Le spinte ci caratterizzano, ma  possono trasformarsi in trappole, poiché siamo portati a seguirle anche quando non ci conviene. Siamo infatti convinti – sbagliando – che obbedire a questi comandi interiori sia una condizione necessaria per essere apprezzati dagli altri.
Quante e quali sono queste spinte? Lo studioso Taibi Kahler ne ha identificate cinque. Tutti possiamo esserne condizionati, ma la maggior parte di noi ha una propria spinta preferenziale (di cui in genere non è consapevole). Vediamo quali sono, e impariamo a utilizzarle al meglio, senza diventarne schiavi.

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Cari paradossi

Ci sconcertano ma al contempo ci rivelano la verità: ecco perché amiamo i paradossi. Ci avvicinano a quella che è la nostra vera natura, fatta di ambivalenze e contraddizioni. 

escherL’uomo è un animale razionale? Rispetto a quella di Aristotele, desta meno problemi la definizione di Platone, che si limitava a dire che “l’uomo è un bipede implume”. Che l’agire dell’uomo sia improntato alla razionalità è invece un’affermazione ben più azzardata, messa in discussione da generazioni di psicologi, e ultimamente anche da neuroscienziati. I tipici comportamenti umani sembrano troppo spesso pieni di contraddizioni, e più vicini ai paradossi (intesi come coesistenza di realtà opposte e apparentemente inconciliabili) che alla logica.
Secondo Anna Freud (figlia di Sigmund), la razionalità è più spesso usata per giustificare i propri comportamenti (per nulla razionali) piuttosto che per guidarli: la psicoanalista sosteneva infatti che la “razionalizzazione” fosse un meccanismo di difesa evoluto, adottato per renderci accettabili atteggiamenti, idee e sentimenti di cui non siamo in grado di riconoscere (o non vogliamo accettare) le reali motivazioni. Le neuroscienze (dal fenomeno dello split brain alle più recenti indagini sulla coscienza) hanno in parte confermato questa teoria. Insomma, la razionalità con il comportamento umano c’entra poco. Per parafrasare Aristotele, appare più corretto affermare che “l’uomo è un animale paradossale”.

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Dieci modi per convincere

La chiamano l’arte della persuasione. Per convincere i nostri interlocutori ad adottare la nostra posizione, insistere è la strada sbagliata. Serve pazienza e qualche accortezza psicologica.

convincereDiscussioni logoranti che portano a un nulla di fatto e a un grande senso di frustrazione: finiscono spesso così i tentativi di convincere qualcuno ad adottare il nostro punto di vista. Alcuni dei nostri interlocutori, anzi, sembrano totalmente impermeabili alla logica e alla razionalità.
Semplificando 
potremmo raggruppare i più “capatosta” in queste quattro categorie:
– I dogmatici. Partono da princìpi indiscutibili, di solito “verità di fede”, ed entrano in collisione con un’idea, anche se scientificamente dimostrata, se questa mette in discussione i loro assiomi.
– I complottisti. Per stabilire dove stia la verità individuano chi si avvantaggia in una determinata situazione: è la prova necessaria e sufficiente che costoro (che siano i politici, le case farmaceutiche, le multinazionali…) ne siano i responsabili. I complottisti hanno difficoltà a tollerare la complessità e le casualità che governano la vita. Sono particolarmente difficili da convincere perché, dal loro punto di vista, si muovono sui binari della razionalità.
– I tradizionalisti. Sposano un’idea perché è quella della maggioranza, o perché hanno sempre pensato che fosse così. Sono intellettualmente pigri, abitudinari anche nella vita e diffidano di qualsiasi novità.
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I “bulli”: vi ricordate di Fonzie, il personaggio del telefilm Happy days che non riusciva mai a dire “ho sbagliato”? Alcune persone si impuntano su una tesi solo perché ormai si sono pronunciate in tal senso, e ammettere di avere torto sarebbe una sconfitta personale. Per loro è più importante non perdere la faccia che stabilire quale sia la verità.
Quali sono, dunque, i trucchi per far cambiare idea anche al più irremovibile tra i nostri interlocutori?
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Gli obiettivi della psicoterapia

psicoterapia

Un fotogramma dalla serie In treatment

La psicoterapia è la cura del disagio psichico. In genere si rivolge a uno psicoterapeuta chi si trova in una situazione di sofferenza emotiva da cui non riesce a uscire. Talvolta conosce le ragioni del suo malessere, ma spesso gli sfuggono: sta male, è insoddisfatto della propria vita, ma non sa bene perché. La psicoterapia può aiutare a ristabilire un equilibrio e a intraprendere un percorso di cambiamento.

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Le rimuginazioni ossessive

Nel tentativo di risolvere un dubbio, la mente ne crea un altro, e da questo ne nasce un altro ancora. Come nascono le rimuginazioni ossessive, e come uscirne.

rimuginazioniLo conoscete il “paradosso dell’orso polare”? Se qualcuno vi dice: “Nel prossimo minuto non pensare a un orso polare!”, voi non potrete fare a meno di visualizzare l’animale. È il meccanismo alla base delle rimuginazioni ossessive, pensieri ripetitivi e intrusivi di cui non ci si riesce a liberare. La difficoltà nasce proprio dal fatto che chi ha questi pensieri fa di tutto per resistervi, per sopprimerli, per cercare di cacciarli dalla sua mente. Questo sforzo continuo non solo è inutile, ma è la ragione per cui diventa impossibile smettere di rimuginare, e si finisce col sentirsi intrappolati in una battaglia senza fine. Continua a leggere

Il narcisismo

Disturbo di personalità o epidemia globale? Che cos’è davvero il narcisismo, termine entrato nell’uso quotidiano ma il cui reale significato quasi nessuno conosce.

narcisismo sricciardelli martaerba.itNarcisi lo siamo un po’ tutti. La differenza è che il fanciullo del mito si rifletteva in uno specchio d’acqua, noi nel display dello smartphone, tra un selfie e l’altro. Ci si scherza, ma la selfie-mania è solo la punta dell’iceberg dell’epidemia di narcisismo che sta contagiando il mondo: tutti ci teniamo a fare una buona impressione sugli altri, tutti spendiamo soldi ed energie per essere belli e apparire più giovani, tutti ci illuminiamo per ogni “mi piace” aggiunto ai nostri post su facebook o twitter. Ma allora, viene spontaneo domandarsi: se narcisisti lo siamo un po’ tutti… ha ancora senso considerare il narcisismo una patologia?

 

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Il copione di vita

Il copione è uno strumento usato in Analisi Transazionale per comprendere l’origine di comportamenti ripetitivi e disfunzionali di cui spesso non siamo consapevoli.

sara ricciardelli copione martaerba.itProprio come nei film, ciascuno di noi nella vita recita – in genere inconsapevolmente – un proprio copione.
Secondo Eric Berne, il copione si basa su decisioni prese per lo più da bambini. Sulla base di quello che avviene nei nostri primi anni di vita, o che dicono o fanno i nostri genitori, elaboriamo alcune convinzioni su di noi, sugli altri e sul mondo circostante che permangono tutta la vita, a meno che non intervengano fattori a modificarle.

In pratica, elaborando un proprio copione, ciascuno di noi da bambino programma il corso della sua vita successiva, compreso il tipo di relazione che allaccerà con gli altri, gli obiettivi che si porrà e i sentimenti che i vari eventi gli susciteranno. Il copione determina cioè il corso dell’esistenza, le crisi, le decisioni future.

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