Archivio della categoria: comportamento

Le spinte

Sono i nostri punti di forza, e insieme i nostri punti deboli. Le “spinte” sono voci interne che ci guidano, così chiamate perché ci spingono a comportarci sempre in un certo modo.

C’è chi obbedisce alla spinta “sii forte!” e non ha mai momenti di debolezza, chi alla spinta “sbrigati!” ed è un campione di efficienza (ma non di precisione). Le spinte ci caratterizzano, ma  possono trasformarsi in trappole, poiché siamo portati a seguirle anche quando non ci conviene. Siamo infatti convinti – sbagliando – che obbedire a questi comandi interiori sia una condizione necessaria per essere apprezzati dagli altri.
Quante e quali sono queste spinte? Lo studioso Taibi Kahler ne ha identificate cinque. Tutti possiamo esserne condizionati, ma la maggior parte di noi ha una propria spinta preferenziale (di cui in genere non è consapevole). Vediamo quali sono, e impariamo a utilizzarle al meglio, senza diventarne schiavi.

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Le rimuginazioni ossessive

Nel tentativo di risolvere un dubbio, la mente ne crea un altro, e da questo ne nasce un altro ancora. Come nascono le rimuginazioni ossessive, e come uscirne.

rimuginazioniLo conoscete il “paradosso dell’orso polare”? Se qualcuno vi dice: “Nel prossimo minuto non pensare a un orso polare!”, voi non potrete fare a meno di visualizzare l’animale. È il meccanismo alla base delle rimuginazioni ossessive, pensieri ripetitivi e intrusivi di cui non ci si riesce a liberare. La difficoltà nasce proprio dal fatto che chi ha questi pensieri fa di tutto per resistervi, per sopprimerli, per cercare di cacciarli dalla sua mente. Questo sforzo continuo non solo è inutile, ma è la ragione per cui diventa impossibile smettere di rimuginare, e si finisce col sentirsi intrappolati in una battaglia senza fine. Continua a leggere

La teoria polivagale

Con la teoria polivagale, Stepehn Porges chiarisce il ruolo del sistema nervoso autonomo nei disturbi post-traumatici

teoria polivagaleIl cervello? Sopravvalutato. Tendiamo a pensare che la massa gelatinosa racchiusa nel nostro cranio sia una specie di burattinaio che muove i fili del resto del corpo. Invece anche il resto del corpo manovra il cervello con gli stessi fili. Come spiega  il neurofisiologo americano Stephen Porges, la comunicazione tra cervello e corpo è bidirezionale e reciproca. Attraverso il sistema nervoso autonomo, i nostri visceri (cuore, polmone, intestino…) controllano il nostro comportamento almeno quanto la nostra mente, se non di più.  È questo il succo della “teoria polivagale” che sta minando alle basi alcuni paradigmi della medicina.

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Il comune senso del pudore

Le origini del pudore, emozione squisitamente umana che si è evoluta nei nostri antenati probabilmente per proteggere la coppia.

pudoreSituazione 1: nel maggio 2015 quattro turisti occidentali si denudano sulla cima del monte sacro Kinabalu, in Malesia. Qualche giorno dopo vengono incarcerati: secondo le autorità del luogo il loro gesto avrebbe turbato gli spiriti e causato un violento terremoto.
Situazione 2: nel marzo del 1998 i servizi di sicurezza irrompono in un negozio di Palm Desert, in California, denunciano un probabile attacco terroristico a base di spore di antrace e intimano ai 200 clienti di spogliarsi per procedere alla decontaminazione. In tanti si rifiutano di denudarsi.
Si tratta di due vicende emblematiche: in entrambi i casi alcune persone hanno rischiato la vita, ma nel primo caso perché si sono spogliati senza vergogna, nel secondo perché hanno avuto vergogna di spogliarsi. Insomma: il senso del pudore, il naturale sentimento di vergogna per la propria nudità, è una faccenda molto più seria di quel che potrebbe sembrare.

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Il triangolo drammatico

Vittima, Salvatore o Persecutore? Il triangolo drammatico aiuta a comprendere come nasce e si sviluppa una relazione “non autentica”.

triangolo drammaticoVi trovate in una relazione (con un partner, un parente, un amico, un collega…) caratterizzata da continui litigi e ripicche, o semplicemente provate la sensazione che ci sia qualcosa di “sbagliato” e profondamente insoddisfacente? Uno strumento che può essere utile ad analizzarla e a trovare il modo di risolverla è il triangolo drammatico, ideato da Stephen Karpman (allievo di Eric Berne, il fondatore dell’Analisi transazionale). Si tratta di un triangolo rovesciato ai cui vertici si trovano i tre possibili ruoli ricoperti dai due membri della relazione: Salvatore, Persecutore o Vittima. Secondo Karpman il “dramma” si consuma quando qualcuno passa da un ruolo a un altro, costringendo il proprio interlocutore a fare altrettanto.
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Cari paradossi

Ci sconcertano ma al contempo ci rivelano la verità: ecco perché amiamo i paradossi. Ci avvicinano a quella che è la nostra vera natura, fatta di ambivalenze e contraddizioni. 

escherL’uomo è un animale razionale? Rispetto a quella di Aristotele, desta meno problemi la definizione di Platone, che si limitava a dire che “l’uomo è un bipede implume”. Che l’agire dell’uomo sia improntato alla razionalità è invece un’affermazione ben più azzardata, messa in discussione da generazioni di psicologi, e ultimamente anche da neuroscienziati. I tipici comportamenti umani sembrano troppo spesso pieni di contraddizioni, e più vicini ai paradossi (intesi come coesistenza di realtà opposte e apparentemente inconciliabili) che alla logica.
Secondo Anna Freud (figlia di Sigmund), la razionalità è più spesso usata per giustificare i propri comportamenti (per nulla razionali) piuttosto che per guidarli: la psicoanalista sosteneva infatti che la “razionalizzazione” fosse un meccanismo di difesa evoluto, adottato per renderci accettabili atteggiamenti, idee e sentimenti di cui non siamo in grado di riconoscere (o non vogliamo accettare) le reali motivazioni. Le neuroscienze (dal fenomeno dello split brain alle più recenti indagini sulla coscienza) hanno in parte confermato questa teoria. Insomma, la razionalità con il comportamento umano c’entra poco. Per parafrasare Aristotele, appare più corretto affermare che “l’uomo è un animale paradossale”.

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Dieci modi per convincere

La chiamano l’arte della persuasione. Per convincere i nostri interlocutori ad adottare la nostra posizione, insistere è la strada sbagliata. Serve pazienza e qualche accortezza psicologica.

convincereDiscussioni logoranti che portano a un nulla di fatto e a un grande senso di frustrazione: finiscono spesso così i tentativi di convincere qualcuno ad adottare il nostro punto di vista. Alcuni dei nostri interlocutori, anzi, sembrano totalmente impermeabili alla logica e alla razionalità.
Semplificando 
potremmo raggruppare i più “capatosta” in queste quattro categorie:
– I dogmatici. Partono da princìpi indiscutibili, di solito “verità di fede”, ed entrano in collisione con un’idea, anche se scientificamente dimostrata, se questa mette in discussione i loro assiomi.
– I complottisti. Per stabilire dove stia la verità individuano chi si avvantaggia in una determinata situazione: è la prova necessaria e sufficiente che costoro (che siano i politici, le case farmaceutiche, le multinazionali…) ne siano i responsabili. I complottisti hanno difficoltà a tollerare la complessità e le casualità che governano la vita. Sono particolarmente difficili da convincere perché, dal loro punto di vista, si muovono sui binari della razionalità.
– I tradizionalisti. Sposano un’idea perché è quella della maggioranza, o perché hanno sempre pensato che fosse così. Sono intellettualmente pigri, abitudinari anche nella vita e diffidano di qualsiasi novità.
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I “bulli”: vi ricordate di Fonzie, il personaggio del telefilm Happy days che non riusciva mai a dire “ho sbagliato”? Alcune persone si impuntano su una tesi solo perché ormai si sono pronunciate in tal senso, e ammettere di avere torto sarebbe una sconfitta personale. Per loro è più importante non perdere la faccia che stabilire quale sia la verità.
Quali sono, dunque, i trucchi per far cambiare idea anche al più irremovibile tra i nostri interlocutori?
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Il narcisismo

Disturbo di personalità o epidemia globale? Che cos’è davvero il narcisismo, termine entrato nell’uso quotidiano ma il cui reale significato quasi nessuno conosce.

narcisismo sricciardelli martaerba.itNarcisi lo siamo un po’ tutti. La differenza è che il fanciullo del mito si rifletteva in uno specchio d’acqua, noi nel display dello smartphone, tra un selfie e l’altro. Ci si scherza, ma la selfie-mania è solo la punta dell’iceberg dell’epidemia di narcisismo che sta contagiando il mondo: tutti ci teniamo a fare una buona impressione sugli altri, tutti spendiamo soldi ed energie per essere belli e apparire più giovani, tutti ci illuminiamo per ogni “mi piace” aggiunto ai nostri post su facebook o twitter. Ma allora, viene spontaneo domandarsi: se narcisisti lo siamo un po’ tutti… ha ancora senso considerare il narcisismo una patologia?

 

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