Archivio della categoria: psicoterapia

Perché le relazioni sono importanti

La teoria polivagale chiarisce l’importanza delle relazioni sociali per il nostro benessere. A partire dalla relazione psicoterapeutica.

Veronica deve parlare di fronte a un centinaio di persone: è agitata, teme di fare una brutta figura, ma lo sguardo interessato e amichevole di uno spettatore della prima fila la tranquillizza e le permette di iniziare serenamente il suo discorso. Pietro, al suo primo giorno di scuola elementare, è spaventato perché non conosce il luogo né le persone: decide allora di presentarsi a un bambino a caso, dalla faccia simpatica, e mentre l’altro gli sorride e si presenta a sua volta la paura è già passata. Giovanni è preoccupato perché si è perso in un paese straniero: in un inglese stentato chiede informazioni a un passante, e il fatto che questi gli presti attenzione per cercare di comprenderlo e aiutarlo lo fa subito sentire meglio.
Sono tre esempi di “ingaggio sociale”, l’istinto a cercare di entrare in comunicazione con un nostro simile, anche sconosciuto, per “metterci in sicurezza” e placare una condizione di stress. Si tratta di un meccanismo di cui non siamo pienamente consapevoli perché mediato da una parte del sistema nervoso ancora poco esplorato, eppure alla base del nostro benessere: il sistema nervoso autonomo. Continua a leggere

Le caratteristiche da cercare in uno psicoterapeuta

Impegno, flessibilità, sincerità, umiltà, coraggio, amore e capacità di riconoscere i propri errori. E perfino un pizzico di follia. Sono alcune delle caratteristiche che rendono uno psicoterapeuta davvero bravo. È il risultato di un’indagine complessa che ha combinato i dati della ricerca scientifica con le idee espresse dai più illustri terapeuti viventi.

Riconoscere uno psicoterapeuta bravo non è facile: non ci sono parametri facilmente identificabili né criteri di misurazione condivisi. Inoltre la terapia è prima di tutto una relazione di collaborazione, il cui esito non dipende solo dallo psicoterapeuta, ma anche e soprattutto dal paziente: se una persona non è abbastanza motivata e non possiede alcune risorse di base è difficile che ci sia un cambiamento duraturo.Le

Come in tutte le professioni, tuttavia, ci sono indubbiamente professionisti che lavorano meglio degli altri. Ma come riconoscerli? Ci sono indizi o segnali che permettono di capire se uno psicoterapeuta fa bene il suo lavoro? Due psicoterapeuti americani, Jeffrey Kottler e Jon Carlson, hanno provato a identificarli combinando i risultati di centinaia di studi scientifici, interviste a famosi terapeuti e capiscuola ed esperienze sul campo. Quali sono le loro conclusioni?

Leggi il mio articolo su Santagostino Psiche

 

La psicoterapia online

Si può curare un disagio psichico collegandosi al computer? La ricerca dice che non ci sono controindicazioni alla psicoterapia online

Il lettino, si sa, è passato di moda: per curare le malattie della psiche oggi si preferisce sedersi di fronte al terapeuta. Negli ultimi anni, però, si sta affacciando una novità: sempre più spesso, invece che varcare la porta dello studio, si preferisce accendere il computer. E conversare con lo specialista attraverso lo schermo. Diffusissima negli Stati Uniti e in Nord Europa, la psicoterapia online è molto praticata anche nel nostro Paese. Ma… si può fare? E funziona? Il dibattito è acceso e a manifestare dubbi sono tanto gli specialisti quanto i pazienti. Continua a leggere

La mindfulness

La “mindfulness meditation” (letteralmente “meditazione di consapevolezza”) è un programma che aiuta a gestire meglio la sofferenza fisica e psicologica.

mindfulnessQuando stanno male, gli occidentali soffrono più degli orientali: tendono ad autoaccusarsi e a rimuginare, alimentando così l’ansia e la depressione. Inoltre sono sempre preoccupati per quello che potrebbero perdere e insoddisfatti per quello che non hanno. Insomma: in Occidente, siamo nemici di noi stessi invece che nostri alleati.
Lo aveva capito, negli anni ’70, Jon Kabat-Zinn, biologo molecolare al MIT di Cambridge (Massachusetts). Era l’epoca della New Age, e la passione per l’Oriente aveva contagiato America ed Europa. Una moda passeggera, dicevano i colleghi diffidenti. Ma Kabat-Zinn non la pensava così: in particolare era colpito da alcune pratiche di meditazione buddista che sembravano facilitare il distacco dalle cose terrene, liberando dalla sofferenza.
Invece che considerare la spiritualità orientale incompatibile con la scienza occidentale, prese i concetti fondamentali del buddismo, ne riformulò il linguaggio religioso e costruì un protocollo terapeutico che chiamò “Mindfulness-Based Stress Reduction” (riduzione dello stress basata sulla consapevolezza). Introdusse quindi il protocollo in un ospedale del Massachusetts e ne verificò l’efficacia con un trial clinico e i criteri della Evidence Based Medicine. Era il 1979, e i risultati di quella felice integrazione tra oriente e occidente si apprezzano oggi con l’affermazione della “mindfulness”, una delle pratiche di origine orientale che gode di maggior credibilità nel mondo occidentale. Continua a leggere

Le spinte

Sono i nostri punti di forza, e insieme i nostri punti deboli. Le “spinte” sono voci interne che ci guidano, così chiamate perché ci spingono a comportarci sempre in un certo modo.

C’è chi obbedisce alla spinta “sii forte!” e non ha mai momenti di debolezza, chi alla spinta “sbrigati!” ed è un campione di efficienza (ma non di precisione). Le spinte ci caratterizzano, ma  possono trasformarsi in trappole, poiché siamo portati a seguirle anche quando non ci conviene. Siamo infatti convinti – sbagliando – che obbedire a questi comandi interiori sia una condizione necessaria per essere apprezzati dagli altri.
Quante e quali sono queste spinte? Lo studioso Taibi Kahler ne ha identificate cinque. Tutti possiamo esserne condizionati, ma la maggior parte di noi ha una propria spinta preferenziale (di cui in genere non è consapevole). Vediamo quali sono, e impariamo a utilizzarle al meglio, senza diventarne schiavi.

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Dieci modi per convincere

La chiamano l’arte della persuasione. Per convincere i nostri interlocutori ad adottare la nostra posizione, insistere è la strada sbagliata. Serve pazienza e qualche accortezza psicologica.

convincereDiscussioni logoranti che portano a un nulla di fatto e a un grande senso di frustrazione: finiscono spesso così i tentativi di convincere qualcuno ad adottare il nostro punto di vista. Alcuni dei nostri interlocutori, anzi, sembrano totalmente impermeabili alla logica e alla razionalità.
Semplificando 
potremmo raggruppare i più “capatosta” in queste quattro categorie:
– I dogmatici. Partono da princìpi indiscutibili, di solito “verità di fede”, ed entrano in collisione con un’idea, anche se scientificamente dimostrata, se questa mette in discussione i loro assiomi.
– I complottisti. Per stabilire dove stia la verità individuano chi si avvantaggia in una determinata situazione: è la prova necessaria e sufficiente che costoro (che siano i politici, le case farmaceutiche, le multinazionali…) ne siano i responsabili. I complottisti hanno difficoltà a tollerare la complessità e le casualità che governano la vita. Sono particolarmente difficili da convincere perché, dal loro punto di vista, si muovono sui binari della razionalità.
– I tradizionalisti. Sposano un’idea perché è quella della maggioranza, o perché hanno sempre pensato che fosse così. Sono intellettualmente pigri, abitudinari anche nella vita e diffidano di qualsiasi novità.
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I “bulli”: vi ricordate di Fonzie, il personaggio del telefilm Happy days che non riusciva mai a dire “ho sbagliato”? Alcune persone si impuntano su una tesi solo perché ormai si sono pronunciate in tal senso, e ammettere di avere torto sarebbe una sconfitta personale. Per loro è più importante non perdere la faccia che stabilire quale sia la verità.
Quali sono, dunque, i trucchi per far cambiare idea anche al più irremovibile tra i nostri interlocutori?
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Gli obiettivi della psicoterapia

psicoterapia

Un fotogramma dalla serie In treatment

La psicoterapia è la cura del disagio psichico. In genere si rivolge a uno psicoterapeuta chi si trova in una situazione di sofferenza emotiva da cui non riesce a uscire. Talvolta conosce le ragioni del suo malessere, ma spesso gli sfuggono: sta male, è insoddisfatto della propria vita, ma non sa bene perché. La psicoterapia può aiutare a ristabilire un equilibrio e a intraprendere un percorso di cambiamento.

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Le rimuginazioni ossessive

Nel tentativo di risolvere un dubbio, la mente ne crea un altro, e da questo ne nasce un altro ancora. Come nascono le rimuginazioni ossessive, e come uscirne.

rimuginazioniLo conoscete il “paradosso dell’orso polare”? Se qualcuno vi dice: “Nel prossimo minuto non pensare a un orso polare!”, voi non potrete fare a meno di visualizzare l’animale. È il meccanismo alla base delle rimuginazioni ossessive, pensieri ripetitivi e intrusivi di cui non ci si riesce a liberare. La difficoltà nasce proprio dal fatto che chi ha questi pensieri fa di tutto per resistervi, per sopprimerli, per cercare di cacciarli dalla sua mente. Questo sforzo continuo non solo è inutile, ma è la ragione per cui diventa impossibile smettere di rimuginare, e si finisce col sentirsi intrappolati in una battaglia senza fine. Continua a leggere