Il triangolo drammatico

Vittima, Salvatore o Persecutore? Il triangolo drammatico aiuta a comprendere come nasce e si sviluppa una relazione “non autentica”.

triangolo drammaticoVi trovate in una relazione (con un partner, un parente, un amico, un collega…) caratterizzata da continui litigi e ripicche, o semplicemente provate la sensazione che ci sia qualcosa di “sbagliato” e profondamente insoddisfacente? Uno strumento che può essere utile ad analizzarla e a trovare il modo di risolverla è il triangolo drammatico, ideato da Stephen Karpman (allievo di Eric Berne, il fondatore dell’Analisi transazionale). Si tratta di un triangolo rovesciato ai cui vertici si trovano i tre possibili ruoli ricoperti dai due membri della relazione: Salvatore, Persecutore o Vittima. Secondo Karpman il “dramma” si consuma quando qualcuno passa da un ruolo a un altro, costringendo il proprio interlocutore a fare altrettanto.

Quando una relazione si muove sui lati del triangolo non è una relazione sana: chi occupa uno dei ruoli del triangolo, infatti, sta cercando (di solito inconsapevolmente) di agganciare e manipolare l’altro; l’altro accetta di essere manipolato e lo manipola a sua volta. Nessuno dei due si comporta in modo genuino e autentico. Per modificare una relazione di questo tipo è necessario “uscire dal triangolo”, cioè smettere di ricoprire il ruolo di Salvatore, Persecutore o Vittima. Facile a dirsi, molto difficile a farsi, soprattutto nelle relazioni di lunga durata, che in genere sono nate proprio perché le due persone si sono “attratte” a vicenda grazie a ruoli complementari.
Vediamo meglio che cosa si intende con i singoli ruoli:

Il SALVATORE
salvatore
Chi agisce da Salvatore appare protettivo e generoso, ma in realtà ostacola la crescita e l’autonomia dell’altro perché svaluta le sue capacità di “farcela da solo”, mantenendolo in uno stato di dipendenza. Il Salvatore cerca una Vittima da aiutare, ma le permette di restare Vittima, assumendosi responsabilità al posto suo. Perché si comporta così? In genere il Salvatore vive un cattivo rapporto con se stesso e cerca di riscattare il senso di colpa o l’immagine negativa che ha di sé con azioni meritorie. Il vantaggio che ricava da questo suo comportamento è quello di rinforzare una propria immagine nobile e generosa, costruendo una facciata di grandezza e altruismo che copre il suo senso di inadeguatezza e di vuoto; trova così un sollievo momentaneo alla propria solitudine, illudendosi di vivere una relazione affettiva. Il Salvatore è quindi vittima di un paradosso: dà aiuto per ricevere un aiuto in cambio (anche solo la conferma di essere “buono”), ma spesso ottiene l’effetto opposto, poiché chi viene aiutato può vivere il suo comportamento come un’intrusione, una prevaricazione soffocante. L’ingratitudine dell’altro viene vissuta dal Salvatore come un fallimento personale, una perdita di significato della propria esistenza, che può condurlo alla depressione (facendolo passare al ruolo di Vittima) oppure scatenare una  disperazione “aggressiva”, portandolo così ad assumere il ruolo del Persecutore.

La VITTIMA
vittima
La Vittima non è una vittima reale, ma tende a vedersi e a comportarsi come una vittima. Per esempio si adatta a una situazione, ritenendo di non poterla cambiare, o tende a lamentarsi senza mai chiedere direttamente. Pretende dagli altri e si stupisce o si offende quando gli altri non comprendono i suoi bisogni e i suoi desideri inespressi. Tende a interpretare gli avvenimenti come ingiustizie nei suoi confronti. Non ama le responsabilità, le rifugge, e spesso cerca un capro espiatorio da incolpare per il proprio malessere. La Vittima tende a instillare il senso di colpa nel (presunto) Persecutore, e cerca di far sì che il Salvatore si attivi nel tentativo di aiutarla. Chi si comporta da Vittima è all’inconsapevole ricerca di un Persecutore (con cui alla fine può entrare in conflitto sentendosi rifiutato o sminuito) o di un Salvatore (con cui può entrare in conflitto sentendo di aver bisogno del suo aiuto per pensare o per agire). Da questa posizione di grande disagio psicologico, la Vittima passa facilmente al ruolo di Persecutore, attaccando e accusando persone e avvenimenti per mettere ordine di fronte a tanta ingiustizia.

Il PERSECUTORE
persecutore
Il Persecutore è una persona che detta le regole e impone limiti che aumentano il malessere e la dipendenza. Assume potere sugli altri attraverso la forza, la minaccia, il sarcasmo, la critica, la supponenza, l’aggressività o la violenza, con l’obiettivo di creare una corte di persone sottomesse da dominare e usare. Per qualche ragione sente un giusto motivo, un diritto acquisito a punire gli altri, a smascherarne i punti deboli, a sottolinearne un po’ sadicamente le fragilità. Va detto che il Persecutore non è solo chi assume il potere attraverso la forza e la minaccia, ma anche chi si comporta in modo supponente e critico, usando il sarcasmo con l’obiettivo – spesso non del tutto consapevole – di mantenere il controllo della relazione. Il Persecutore finge di non essere mai debole: copre con l’aggressività e con dimostrazioni di forza le proprie debolezze e paure.
Spesso i Persecutori sono persone carismatiche e seducenti, ma a lungo andare chi si lascia affascinare da loro avverte fastidio e si sente usato e può decidere di invertire i ruoli passando da Vittima a Persecutore, mentre il Persecutore finisce per trovarsi (spesso senza capire bene perché) nel ruolo della Vittima.

©martaerba.it

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