Le sostanze psichedeliche sono la nuova promettente frontiera nel trattamento della salute mentale. Ma che ruolo ha la psicoterapia?
Si parla ormai da diversi anni di quanto il potenziale uso terapeutico delle sostanze psichedeliche abbia aperto nuovi scenari nel trattamento di varie condizioni di salute mentale, quali la depressione, l’ansia, il disturbo da stress postraumatico, le dipendenze e i disturbi alimentari. Tra i meccanismi d’azione ipotizzati, i principali riguardano la capacità di favorire la neuroplasticità in senso biologico e la flessibilità in senso psicologico: gli effetti acuti, come l’alterazione delle percezioni, del pensiero e delle emozioni e la sensazione di interconnessione (che può portare a vere e proprie esperienze mistiche e trascendentali) sembrano in grado, secondo diversi studi clinici, di promuovere in modo sinergico il benessere psichico.
Ma siamo sicuri che possa bastare somministrare queste sostanze da sole senza prevedere un lavoro di “integrazione” degli effetti, senza cioè che al paziente vengano affiancate figure che accompagnino il processo, un po’ come fanno le guide spirituali delle tradizioni sciamaniche che di queste sostanze fanno uso da secoli? E, nel caso, che caratteristiche e formazione dovrebbero avere questi professionisti? Continua a leggere

