Archivio della categoria: psicoterapia

Gli obiettivi della psicoterapia

psicoterapia

Un fotogramma dalla serie In treatment

La psicoterapia è la cura del disagio psichico. In genere si rivolge a uno psicoterapeuta chi si trova in una situazione di sofferenza emotiva da cui non riesce a uscire. Talvolta conosce le ragioni del suo malessere, ma spesso gli sfuggono: sta male, è insoddisfatto della propria vita, ma non sa bene perché. La psicoterapia può aiutare a ristabilire un equilibrio e a intraprendere un percorso di cambiamento.

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Le rimuginazioni ossessive

Nel tentativo di risolvere un dubbio, la mente ne crea un altro, e da questo ne nasce un altro ancora. Come nascono le rimuginazioni ossessive, e come uscirne.

rimuginazioniLo conoscete il “paradosso dell’orso polare”? Se qualcuno vi dice: “Nel prossimo minuto non pensare a un orso polare!”, voi non potrete fare a meno di visualizzare l’animale. È il meccanismo alla base delle rimuginazioni ossessive, pensieri ripetitivi e intrusivi di cui non ci si riesce a liberare. La difficoltà nasce proprio dal fatto che chi ha questi pensieri fa di tutto per resistervi, per sopprimerli, per cercare di cacciarli dalla sua mente. Questo sforzo continuo non solo è inutile, ma è la ragione per cui diventa impossibile smettere di rimuginare, e si finisce col sentirsi intrappolati in una battaglia senza fine. Continua a leggere

Psichiatria o psicoterapia?

Che cosa è meglio scegliere per curare un malessere mentale? Gli ultimi studi orientano verso la psicoterapia, eventualmente associata a una terapia farmacologica.

psicoterapia sararicciardelli per martaerba.itUna persona su cinque. Sarebbero diversi milioni gli italiani che, secondo uno studio promosso dall’OMS, hanno sofferto nel corso della vita di un malessere di origine mentale. Tra i più frequenti: la depressione (una persona su dieci), le fobie, il disturbo post-traumatico da stress, l’ansia, gli attacchi panico. Ma se negli ultimi quarant’anni è prevalsa l’idea che alla base di questi disturbi ci fossero squilibri chimici del cervello – e che quindi la cura migliore fosse la terapia farmacologica – da qualche anno a questa parte questa teoria è diventata meno convincente. Mentre le ricerche che danno valore ai risultati della psicoterapia – cioè a una cura basata sulla relazione, tra paziente e terapeuta – aumentano.

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Psicoterapie

Breve excursus sui modelli psicoterapeutici.

Sigmund FreudStoricamente la prima forma di psicoterapia è stata la psicoanalisi, inaugurata da Sigmund Freud a inizio ‘900, che con gli anni si modificò e si frammentò in mille scuole. Tra le più note quella dello svizzero Carl Jung (ex-allievo di Freud) e quella del francese Jacques Lacan. Dalla psicoanalisi derivano quelle che oggi sono definite “psicoterapie psicodinamiche”, basate sull’ipotesi che il malessere sia causato da un conflitto psichico inconscio che la terapia ha il compito di portare alla luce.

A inizio 900, in contrapposizione alla psicoanalisi, si sviluppò il comportamentismo, che guardava al comportamento più che alla psiche, e che procedeva per verifiche sperimentali più che attraverso ragionamenti teorici. Da esso derivano la psicoterapia cognitivo-comportamentale e le varie psicoterapie cognitive, concentrate a correggere le credenze e gli “schemi cognitivi” all’origine dei disturbi.

A metà 900 si sviluppò poi la “terza forza”, detta anche “umanistico esperienziale”, che poneva l’accento sulle risorse innate dell’individuo e sulla relazione tra terapeuta e paziente. Vi fanno parte, tra le altre, la psicoterapia centrata sul cliente di Carl Rogers, l’analisi transazionale di Eric Berne e la Gestalt di Fritz Perls. Esistono poi psicoterapie che non rientrano in queste categorie, come la psicoterapia sistemico-relazionale, la psicoterapia corporea, la bioenergetica e molte altre.

Convergenze. Tutti questi approcci sono in evoluzione e in progressivo avvicinamento. La maggior parte ha per esempio integrato la teoria dell’attaccamento di John Bowlby (sull’importanza dello stile di accudimento dei genitori), i risultati della “infant research” (con la scoperta che il neonato possiede già alla nascita capacità di relazione), l’attenzione al controtransfert (cioè alla reazione emotiva e corporea del terapeuta, che aiuta a comprendere il mondo interno del paziente), l’elaborazione di un “contratto terapeutico” (per focalizzare l’obiettivo della terapia) e le ultime scoperte delle neuroscienze (per esempio quella dei neuroni specchio).

 

Narcisismo inconsapevole e ipervigile

narciso sararicciardelli per martaerba.it

C’è narcisismo e narcisismo.
Alcuni psicoanalisti (come Glen Gabbard e Herbert Rosenfeld) distinguono due categorie di narcisisti: il narcisista inconsapevole (o “dalla pella dura” o “overt”) e il narcisista ipervigile (o “dalla pelle sottile” o “covert”).
Si tratta di due tipologie dalla personalità apparentemente opposta, ma che hanno gli stessi problemi di fondo: la dipendenza dal giudizio degli altri e l’incapacità di intrattenere relazioni autentiche.

 

NARCISISTA INCONSAPEVOLE 

  • è grandioso ed esibizionista
  • percepisce un PUBBLICO PLAUDENTE
  • non ha consapevolezza delle reazioni degli altri;
  • è ARROGANTE e aggressivo;
  • è concentrato su di sé
  • sembra impermeabile a essere ferito dagli altri.

NARCISISTA IPERVIGILE 

  • è grandioso dentro di sé, ma in realtà ha un forte senso di inadeguatezza
  • percepisce un PUBBLICO GIUDICANTE
  • è ipersensibile alle reazioni degli altri
  • è INIBITO e schivo;
  • è concentrato sugli altri più che su di sé, ma li ascolta con un focus su se stesso
  • è ferito con facilità.